La foto rappresenta una figura bidimensionale sospesa nell'aria da un intreccio di cavi che, se osservata da una certa prospettiva, è in grado di dare l'effetto tridimensionale che si può notare.
In analogia, anche i social media sono ambienti "sorretti" da una rete (internet) e se "visti" da una certa prospettiva, possono rivelare opportunità da sfruttare.

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5 apr 2009

Social Media a prova di Terremoto

Poche ore fa, si è verificata una scossa sismica il cui epicentro sembra stanziarsi a non più di venti chilometri da dove mi trovo ancora in questo momento.
Ero su Facebook e stavo valutando se aderire o meno ad un evento cui ero stato invitato. Ad un certo punto il mio laptop ha iniziato ad "ondulare", così anche tutto ciò che mi circonda e ho esclamato: "Ca**o, il terremoto!!!".
Senza neanche pensarci, ho postato sul mio stato in Facebook e Twitter quello che era appena successo, ovvero:


Non so perchè, mi è venuto spontaneo, come se avessi voluto condividere questo improvviso e sporadico evento anche con chi non si trovava con me in quell'istante.
Dopo poco, ho notato che non ero l'unico ad aver condiviso l'accaduto, ma molte altre persone hanno iniziato a postare messaggi, sulle medesime piattaforme, riguardante il
loro stato d'animo e link a siti che pian piano hanno iniziato a fornire dati e informazioni aggiuntive su quello che era successo.
Bisogna anche considerare il fatto che sia accaduto di domenica sera e che se magari fosse successo la stessa mattina o a notte inoltrata, la ripercussione sulla rete di tale evento sarebbe stato forse quasi nullo.

Ho anche trovato il commento di una persona che si lamentava del fatto che tutti stessero continuando a postare riguardo al terremoto:


Non c'è che dire, è appena successo qualcosa, ma un qualcosa che va oltre al terremoto in sè e che si è manifestato sul nostro modo di interagire e comunicare.
Questo, rappresenta un caso "locale" di quello che per esempio a livello globale è accaduto il 24 fabbraio 2009 a molti dei fruitori di Gmail (la posta elettronica di casa Google). Per più di tre ore, il servizio è andato in black out e persone da tutto il mondo hanno condiviso il problema "postandolo" su Twitter (vedi articolo preso da ilSole24Ore).

17 mar 2009

Inbound Marketing: farsi trovare dai clienti

Non si tratta di una nuova tecnologia, bensì di un nuovo approccio nel fare marketing, che si differenzia da quello tradizionale (outbound marketing) focalizzandosi non più sulla ricerca di clienti, quanto nel farsi trovare dagli stessi.
Nel marketing tradizionale rientrano tutte quelle attività, quali per esempio: pubblicità televisiva e radiofonica, cold calling, opuscoli pubblicitari inviati nelle case, le fiere, lo spam via e-mail, etc..
Tutte tecniche che molto spesso (non sempre) possono risultare invadenti (interrompendo ciò che fanno le persone) ed essere rivolte ad un pubblico generico (non targettizzato), quindi considerando anche i costi che queste comportano, il ritorno non sempre risulta essere soddisfacente.


L'Inbound Marketing invece verte in sostanza su 3 componenti dominanti, ovvero:
1) Contenuti: la materia prima, ciò che deve attirare l'attenzione dei clienti (e/o potenziali c.);
2) Search Engining Optimization (e SMO): tecniche per facilitare i clienti (e/o potenziali c.) nel trovare i contenuti - un esempio: aumentare la visibilità del proprio sito web sui motori di ricerca, ma non solo;
3) Social Media: tutte quelle piattafome usate per diffondere ed enfatizzare i contenuti, che acquisiranno ulteriore valore grazie all'interazione con i clienti (e/o potenziali c.).
Tutte componenenti strettamente legate tra loro e che devono essere gestite con trasparenza, veridicità e costanza.


I risultati che si otterranno saranno di certo qualitativamente migliori, rispetto ad un approccio Outbound, nel senso che oltre a dover sostenere costi di gran lunga inferiori (a parità di risultato), si riuscirà a raggiungere, anzi ad essere raggiunti da coloro che hanno interesse, non interrompendo le loro azioni, ma anzi instaurando un canale comunicativo voluto e bidirezionale.

2 mar 2009

Parola d'ordine: Condividere

"Segnala ad un amico", "Dillo ad un amico" o "Invia ad un amico" sono messaggi che probabilmente col passare del tempo verranno dimenticati dal web, anche se attualmente è facile vederne ancora.
Spesso affiancati ad articoli, post (nei blog), fotografie, video o qualsiasi contenuto sia a disposizione sul web, sono stati i "pulsanti" che fino ad oggi ci hanno permesso di segnalare ad uno o più amici una certa informazione attraverso l'ausilio della posta elettronica.
Tutto questo è reso possibile seguendo una breve procedura che di solito consiste nel cliccare sull'icona in questione e compilare una form con nome e e-mail del destinatario e del mittente per poi aggiungere eventuali commenti alla notizia.
Lo strumento in questione è ancora pienamente funzionale visto che tutti continuano ad usare l'e-mail e di certo questo facilita e velocizza l'invio e la propagazione di informazioni.
Ma perchè quindi questo utile strumento dovrebbe scomparire?
In realtà non sta scomparendo, ma sta evolvendo in strumenti di nuova generazione che permettono di condividere contenuti su piattaforme social media (Social Networks, Bookmarking, Blog, etc...), innescando una esponenziale propagazione informativa.
Questo vuol dire che se io per esempio condivido sul mio profilo Facebook una certa notizia è perchè penso che oltre che a me possa essere d'interesse ad alcuni dei miei contatti, senza doverli selezionare a priori.


L'elemento da me condiviso verrà notificato in modo automatico attraverso un feed, all'intero mio network di amici, ma ovviamente riceverà le attenzioni solo di alcuni che a loro volta potrebbero però essere spinti per gli stessi motivi a condividere tale notizia con i rispettivi contatti.
I vantaggi che si ottengono adottando tali strumenti per la condivisione di contenuti sono:
- Facilitare e incentivare l'utente a condividere;
- Dare maggiore visibilità al contenuto stesso;
- Favorire nuovo traffico nei confronti del sito che ospita i contenuti (Social Media Optimization);
- Dare visibilità a chi ha generato il contenuto (Brand Management per le aziende).
In un'ottica di marketing, questi strumenti di condivisione, possono anche rivelarsi strategici e talvolta fondamentali per far fronte alle esigenze e al modo di usare la rete dei propri stakeholder.
Quelli che ho definito strumenti di condivisione, in realtà sono sostanzialmente "link" che portano in modo dinamico alle rispettive piattaforme Social Media preimpostate per la condivisione di contenuti.


Per facilitare tutto ciò e per dare la possibilità agli utenti di condividere i contenuti su di una più alta varietà di piattaforme, sono a disposizione sulla rete alcuni strumenti in grado di aggregare una moltitudine di questi "link", eccone alcuni esempi: AddThis (che ho adottato in questo blog), ShareThis e Grouptivitiy.

25 feb 2009

Dal Web 2.0 ai Social Media

Difficile iniziare a parlare di Social Media se non si è parlato di Web 2.o e difficile è parlare di Web 2.0 se non si ha mai letto "What is Web 2.o" di Tim O'Reilly, l'articolo illuminante che spiega oltre alle origini di tale denominazione, il suo vero significato.
In questi ultimi due anni, ho sentito ogni sorta di favola riguardo al Web 2.0 che probabilmente hanno contribuito ad enfatizzarne il significato, dando vita ad una vera e propria "2.0 mania".
Ovviamente siamo ancora pienamente coinvolti in questa "web evolution", infatti Web 2.0 non è altro che una evoluzione del Web e di come questo venga usato.
Poniamo un chiaro esempio, preso dall'articolo sopra citato:


Da questa tabella, ovviamente non completa, vengono nominati alcuni strumenti oggi usati quotidianamente da milioni di utenti e che fino a qualche anno fa non erano neanche pensabili, non tanto per la loro struttura gestionale e neanche per il loro funzionamento particolarmente complesso, ma per il valore che hanno ormai acquisito.
Maggiore è il numero delle persone che usufruiscono di una stessa rete, maggiore sarà il valore della rete stessa. Questo concetto vale ovviamente per qualsiasi tecnologia comunicativa (telefono, fax, e-mail, etc..), ma i Social Media hanno un qualcosa in più che a mio parere è identificabile nel concetto di Condivisione (sharing).
Questi "nuovi" media permettono infatti di condividere ogni sorta di informazione digitalizzabile con chiunque abbia un accesso alla rete internet.
E' gia, oggi sembra davvero una questione banale e scontata, ma non tutti ancora la pensano così e non tutti riescono a dare senso a questo volontario "movimento" di condivisione.



Ho voluto concludere con questo ormai "vecchio" video YouTube che a mio parere continua ad essere una tra le più significative interpretazioni multimediali di quello che è il Web 2.0, o di come, gli utenti rappresentino il vero "motore" del Web odierno.